Franchising... in un morso

Sempre più italiani optano per uno snack veloce. Secondo un’indagine 2010 di Popai Italia, associazione indipendente del settore retail, su circa mille intervistati l’80 per cento ha dichiarato di aver consumato almeno una volta un pasto veloce. Il 70 per cento apprezza questa abitudine perché permette di mangiare a tutte le ore, mentre la metà dei consumatori valuta conveniente il prezzo. Per il 68 per cento garantisce anche un risparmio di tempo. Insomma, quattro italiani su dieci consumano pasti veloci quando possibile. Quello della ristorazione “fast” è quindi un mercato che piace anche al franchising.
Secondo il Rapporto 2010 Assofranchising* , il settore ha segnato un giro di affari di un miliardo e 211 milioni circa di euro. Per gelaterie e yoghurterie il fatturato è stato di quasi 98 milioni di euro. Per chi desidera diventare imprenditore nella ristorazione rapida il ventaglio delle offerte è davvero ampio. Si va da richieste economiche di un certo “peso” a insegne che invece prevedono costi di poche migliaia di euro. L’esperienza non è una condizione necessaria dal momento che le aziende organizzano intensi corsi di formazione. Gli affilianti hanno dichiarato di preferire franchisee privi di know how a cui trasmettere mission e filosofia aziendale. (*Fonte: Rapporto Assofranchising Italia 2010 – Strutture, Tendenze e Scenari. A cura di Assofranchising. Realizzato ed elaborato da Osservatorio Permanente sul Franchising, Quadrante e Servizio Studi Assofranchising).
PIZZA O PANINO? CE N’È PER TUTTE LE TASCHE. ANCHE PER CHI AMA IL PROSCIUTTO
Hamburger all’americana o una italianissima pizza? Probabilmente è questa la domanda che si pone chi sta pianificando un investimento nella ristorazione rapida. Una decisione che dovrà fare i conti anche con il portafogli. Per diventare franchisee McDonald’s, per esempio, sono necessari 900mila euro più Iva, che corrispondono al costo di attrezzature, decori e arredi acquistati direttamente dai fornitori approvati dall’azienda. La McDonald’s Development Italy Inc., che detiene la “M” per l’Italia, chiede una disponibilità di almeno il 40 per cento del totale (circa 350mila euro), mentre il rimanente verrà finanziato attraverso gli istituti bancari. Un investimento non per tutte le tasche. Di contro, il fatturato è molto alto: l’azienda quantifica quello medio per punto vendita attorno a 2,3 miliardi di euro. Dal panino alla pizza, rimanendo su una fascia di investimento medio-alta. Sono necessari dai 30 ai 200mila euro per aprire un pizzeria affiliata Pizza Hands o un suo punto bar. La società capofila, la SPUNTIBREAK s.r.l., conta due ristoranti diretti in Italia e 25 all’estero; 10 quelli affiliati in Italia e 300 oltre confine. L’azienda non mette a disposizione finanziamenti diretti, ma banche convenzionate o delle Ascom, ovvero delle associazioni delle imprese del commercio e del terziario. Non è necessaria esperienza nel settore e il corso di formazione è di una settimana. DOK DALL’AVA prosciutterie propone una rete di locali che a regime raggiungono un fatturato a partire da 800mila fino al milione di euro. Al momento sono quattro i ristoranti gestiti direttamente in Italia e cinque gli affiliati, più uno all’estero. Non sono previsti finanziamenti o agevolazioni.Il franchisee, preferibilmente con un locale a disposizione, dovrà frequentare un corso di formazione anche di natura gestionale.
QUANDO IL BUSINESS FA ANCHE BENE
Lo yogurt, un prodotto sempre più amato dagli italiani. La conferma viene da Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, secondo cui lo yogurt è al secondo posto tra gli acquisti biologici, preceduto solo dal latte. Per Coldiretti Lombardia, il consumo di questo alimento ha fatto registrare un balzo del 2,46 per cento nel 2010 rispetto all’anno precedente. La situazione si riflette anche sulle attività di yogurterie sia in termini di nuove aperture che di giro di affari Per aprire non sono necessari grandi metrature. Per le insegne intervistate questo è un momento d’oro per il settore. Tuttavia, con la crescente concorrenza solo un prodotto di qualità e un punto vendita “gradevole” possono penetrare bene il mercato. E in questo le reti sono agevolate.
CONO O COPPETTA?
Sul mercato si trovano molteplici declinazioni del tradizionale concept della gelateria. Il filo conduttore è l’offerta sempre maggiore di proposte. Crema & cioccolato (www.cremaecioccolato.com), 68 punti vendita affiliati, chiede una entry fee di 13mila euro. Il fatturato medio è di 200mila euro per 40/50 metri quadri minimi, e 90 massimi, con in media tre dipendenti. La formazione di due giorni prevede nozioni generali e pratiche come la pulizia e l’ordine del negozio. Non è richiesta esperienza. La Romana , brand con tre unità dirette tra Italia ed estero e 26 affiliati, dichiara un fatturato di 300/350mila euro a fronte di un investimento iniziale di 120/125mila euro. Nella fase di start up è possibile rateizzare i pagamenti a interessi zero su circa la metà dell'investimento. La formazione di 10-15 giorni verte su aspetti tecnici e di gestione. Segue un affiancamento con docenti durante l'apertura del punto vendita per altre due settimane.




















